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Non molti anni fa, come ogni tendenza, s’instaurò tra i proprietari la ferma convinzione che l’eliminazione di cereali dalla dieta dei propri cani fosse necessaria per la loro salute.
Molte persone ad oggi credono che i carboidrati derivanti da cereali siano strettamente collegati a prodotti di scarsa qualità, e di conseguenza non sani per i propri animali; secondo uno studio, solo negli stati uniti, i prodotti senza cereali costituiscono oltre il 40% dei cibi secchi per cani.
Allevatori, proprietari, educatori utilizzano prodotti privi di cereali, e di conseguenza privi di glutine, sin dallo svezzamento.
Ma da dove derivano i carboidrati, se non dal cereale?
Vengono utilizzate come valide fonti alternative le patate, i piselli, la zucca, i legumi, la manioca, la quinoa… e chi più ne ha, più ne metta.
Come si è instaurata questa credenza?
Secondo uno studio, molte allergie od intolleranze sono imputate da parte del proprietario (senza alcun fondamento o diagnosi medica) proprio ai cereali, spesso in maniera errata. Molti di essi sono gli stessi che tentano di leggere e decifrare le etichette del petfood, alla ricerca di ingredienti che reputano dannosi, senza avere nozioni di base o studi alle spalle per poterlo realmente determinare.
Negli anni, con il crescente interesse della popolazione verso il benessere animale, è cresciuta anche la volontà di informarsi e documentarsi per offrire solo il meglio al proprio pet… partendo dalla ciotola.
Senza dubbio, queste scelte sono dettate da una premura nei confronti del proprio pet, ma per compiere scelte che siano realmente fatte nell’interesse e per la salute del proprio animale domestico è necessario un fondamento scientifico a supporto.
Sono effettivamente meglio?
Per rispondere, riporto quanto emerso da uno studio svolto non molto tempo fa ("Grain-Free diets for dogs and cats: an updated review focusing on nutritional effects and health considerations” - Jing Zhang 1 2, Yun Ji, et al); quest’ultimo afferma appunto che, assieme al contenuto talvolta più elevato di proteine e grassi, un prodotto privo di cereali può apportare benefici come un controllo migliore della glicemia ed una minor esposizione dei soggetti alle
micotossine appartenenti alle derrate alimentari… tuttavia, secondo questo ed altri studi, non ci sono soltanto note positive a favore dell’impiego di questi prodotti.
Fornire un prodotto ‘grain free’ non esenta inoltre alcun cane dallo sviluppare allergie nell’arco della propria vita, bensì funge da valido alleato per tutti i soggetti in cui sia stata accertata un’effettiva intolleranza al glutine od ai cereali da parte di un professionista.
Alcuni cereali sono infatti fondamentali nonché molto utilizzati in più petfood veterinari per contribuire alla gestione di alcune patologie, perciò non vanno assolutamente demonizzati. Risultano inoltre determinanti per fornire una validissima fonte di energia pronta all’uso per i nostri amati cani-atleti.
Esistono fondamenti scientifici riguardanti l’intolleranza al glutine od ai cereali?
Sebbene esistano soggetti potenzialmente intolleranti ai cereali od al glutine, l’unica razza decretata scientificamente come predisposta allo sviluppo di sintomatologie gastroenteriche dovute all’intolleranza al glutine è il Setter Irlandese (chiaramente può manifestarsi in alcuni soggetti appartenenti alla razza, non in tutti a prescindere); la sua è definita proprio “Enteropatia da glutine”, assimilabile per molti aspetti alla celiachia umana.
È da tener presente l’esistenza di alcuni cereali comunemente utilizzati nel petfood che non contengono glutine come il riso od il mais, e che non escludono quindi a priori il loro utilizzo nella dieta del cane.
Ha senso quindi fornire soltanto prodotti privi di cereali a favore di un beneficio effettivo del nostro cane, derivato ad esempio da un’intolleranza accertata da un medico veterinario.
Dott.ssa Federica Cecchi,
Tecnico Esperto in Nutrizione Veterinaria

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